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Ceccardo Roccatagliata Ceccardi

Un profilo del grande poeta di origini ortonovesi

Ceccardo Roccatagliata Ceccardi nasce a Genova, il 6 gennaio del 1871, da Lazzaro Roccatagliata e da Giovanna Ceccardi ed una lapide in via Caffaro 35 ricorda la sua nascita.

 
Brossure iniziativa su Ceccardo
Brossure iniziativa su Ceccardo

Ad Ortonovo, paese d'origine per parte materna, trascorre gli anni dell'adolescenza e della gioventù, lo ricordano i busti collocati nel territorio comunale e la scuola media che gli venne intitolata. E' in onore della madre, donna sensibile ed amante dell'arte, cui egli dovrà tantissimo della sua formazione, che il poeta assumerà il doppio cognome destinato a consegnarlo alla storia della letteratura. Fece le sue prime esperienze letterarie al liceo "Pellegrino Rossi" di Massa che vantava insegnanti come Severino Ferrari e dove aveva appena insegnato anche un giovane docente destinato presto a farsi conoscere: Giovanni Pascoli. Da qui passò all' "Andrea Doria" di Genova e in seguito al corso di notariato presso la Facoltà di giurisprudenza dell'ateneo genovese. Aveva frattanto pubblicato le sue prime poesie su "IL MANICOMIO" di Parma e la prima posa sulla "Gazzetta del Popolo della Domenica" di Torino.
Dispensato dal servizio militare per i postumi di un tentativo di suicidio ( si era sparato al cuore per una delusione amorosa) cominciò una vita scapestrata quando nel 1892, con la morte della madre, precipitava del tutto la già dissestata situazione economica della famiglia. Frequenta il circolo "Bohème" di Vico Paglia collaborando con novelle di stampo verghiano al quotidiano politico "L'Elettrico". Nel '94 pubblicò il saggio "Dai paese dell'anarchia. Impressioni sui moti del 1894 nel Carrarese" immediatamente sequestrato e riproposto, negli anni novanta dello scorso secolo, in raffinata veste editoriale per iniziativa di Luciano Fava. L'anno successivo uscì a Milano, presso Carlo Aliprandi, il "Libro dei Frammenti" e l'anno dopo ancora Ceccardi assunse la direzione di un periodico carrarese di tendenze repubblicane, "Lo Svegliarino", al quale collaborò anche suo fratello Luigi. Intanto altri avvenimenti segnavano in profondità la sua vita: un altro infelice amore, quello per Gemma Catalani, la fuga del fratello nella Legione Straniera e la morte del padre, forse suicida.
 
Aveva, però, nel frattempo conosciuto, a Genova, Francesca Giovannetti, originaria di Sant'Andrea Pelago, che sposò nel 1901; nel 1902 nacque il loro unico figlio, Tristano, che morirà trentenne, pochi anni dopo la scomparsa di entrambi i genitori. Ceccardi diede alle stampe "Il Viandante". Quindi a Sarzana l'ode "Il Principe di Roma" per salutare  la nascita del futuro Umberto II e a Lucca "Apua Mater" fondando nello stesso tempo il cenacolo "Repubblica di Apua". Nel "Libro d'oro di Apua" , autoproclamandosi generale, attribuì agli aderenti singolari cariche; fra gli altri ricordiamo Lorenzo Viani, grande aiutante, Ubaldo Formentini, ammiraglio, Giuseppe Ungaretti, console d'Egitto ed Enrico Pea, sacerdote degli scongiuri. Ma le costanti ristrettezze economiche furono la causa di una grave crisi matrimoniale, per cui la moglie ed il figlio se ne ritornarono nel modenese, a Sant'Andrea Pelago. La riconciliazione avvenne nel 1907, lo stesso anno della celebrazione di Dante a Mulazzo e di Shelley al teatro "Goldoni" di Lerici con l'intervento "Il poeta del liberato mondo".
 
La lapide affissa sopra gli archi del portico della casa di Shelley, a San Terenzo,  è stata dettata, infatti, da Ceccardi, e ricorda la scomparsa del poeta inglese:

Da questo portico in cui s'abbatteva
l'antica ombra di un leccio
il luglio del MDCCCXXII
Mary Godwin e Jane Williams
attesero con lagrimante ansia
PERCY BYSSHE SHELLEY
che da Livorno su fragil legno veleggiando
era approdato per improvvisa fortuna
ai silenzi de le isole Elisee
o benedette spiagge
ove l'amore, la libertà, i sogni
non hanno catene.

Il Comune di Genova gli affidò la traduzione dal latino degli Annali del Caffaro e la Società Ligure-Apuana gli pubblicò a Empoli i Sonetti e Poemi, fuori commercio il poeta fece poi stampare dalle Arti Grafiche Portici Chiodo della Spezia una Elegia nuziale per le nozze Mucci-Vandini (1912) con una xilografia di Edoardo De Albertis. Sempre alla Spezia era stato nel frattempo nominato segretario del Congresso per la costituzione della nuova provincia ligure, per cui egli venne a stabilirsi qui con fondate speranze di esservi nominato bibliotecario della comunale ma tutto sfumò per un cambiamento di amministrazione. Quando, nel '14 egli si ammalò seriamente, a Genova fu aperta dal quotidiano "Il Lavoro" una pubblica sottoscrizione in suo favore; subì anche un processo ma fu assolto dall'accusa di intemperanze contro altri. Frattanto, da convinto interventista, pronunciava vari discorsi, come quello al Politeama di Viareggio, Per l'ultimo figlio spirituale di Giuseppe Mazzini, con cui commemorò i volontari caduti per la libertà della Serbia. L'attività di vate nazionalista continuò negli anni della grande guerra: fece un saluto di benvenuto quando, con Viani e Ungaretti, accolse Gabriele D'Annunzio per il discorso a Quarto presso lo scoglio dei Mille, alla Spezia pronunciò il focoso intervento "Da Orsini a Oberdan" ripetuto poi a Genova. Il 1918 iniziò per lui tragicamente con la morte della moglie: passava in silenzio e solitudine le giornate sulle panchine di Piazza Corvetto e le notti nel pubblico dormitorio. Ancora una volta gli amici genovesi si presero cura di lui e lo sistemarono presso un carbonaio di via Palestro. Qui, nell'estate dell'anno successivo, fu colto da trombosi cerebrale e, trasportato in ospedale, si spense senza aver ripreso conoscenza.


 
 

Furono rispettate le sue volontà: la sua salma venne cremata e sull'urna fu incisa la scritta : "Hic constitit viator", qui si è fermato il viandante. In effetti, queste tre brevi parole riassumono molto bene l'immagine di Ceccardi riecheggiando assieme al titolo di una sua raccolta di versi la sua figura di poeta e di uomo assieme, inquieta, tormentata, tesa alla ricerca di quanto di nobile ed eroico potesse dare slancio all'arte e alla vita.
La critica si è impegnata a focalizzare i suoi rapporti con Sbarbaro e Montale, i rifacimenti dei simbolisti francesi, l'amore per gli inglesi, a cominciare da Shelley tradotto già da sua madre: insomma tutto il rapporto vivo e vitale con la letteratura non solo italiana ma europea.
A lungo difatti la fama del poeta fu più legata alla sua personalità stravagante, al suo carattere irruento, alla sua vita vagabonda che alla conoscenza dei suoi versi.
Così, maudit, ce lo presenta Montale che indubbiamente ne subì il fascino artistico e umano:
Sotto quest'umile arco dormì talora Ceccardo,
partì come un merciaio di Lunigiana
lasciandosi macerie a tergo.
Si piacque d'ombre di pioppi, di fiori di cardo.
 

Lui non recava gingilli: soltanto un tremulo verso
portò alla gente lontana
e il meraviglioso suo gergo.
Andò per gran cammino. Finchè non cade riverso.
 

Ricordiamolo con l'invito e l'augurio scolpito sulla facciata della casa materna ad Ortonovo:
Qui
donde scaturì la sua poesia
Ceccardo Roccatagliata Ceccardi
raccolta la sua fretta raminga
ritorni e posi
non più fra sconosciuta gente
nè ignoto al borgo dell'antico vanto
e sulla porta avita
ritrovi benedicente
la madre.
 
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