(1) Giungendo a Nicola, nella piazza del Pianello, il primo edificio che si
distingue per la sua imponenza, è il castello con annessa torre pentagonale,
sede della guarnigione, costruito fra il sec. XIII e XV, in posizione strategicamente dominante
la vallata del Magra; al suo interno si conserva uno stemma, probabilmente fiorentino. Di fronte
alla torre, si può osservare una maestà raffigurante la Madonna col Cristo deposto,
oltre la quale, al di fuori della cinta muraria, pare fosse situato l'antico cimitero dei poveri.
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(2) Oltrepassato il castello, si accede al borgo attraverso la porta principale,
la quale, fino a poco tempo fa, veniva chiusa al calare delle tenebre.
L'anello esterno delle case, aggregate senza una precisa soluzione di continuità, costituisce una
sorta di sbarramento. Nel piccolo slargo immediatamente all'interno della porta d'accesso
si trova una delle cisterne pubbliche di cui usufruivano tutti gli abitanti del paese che non potevano
disporre di pozzi privati.
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(3)
Proseguendo verso sinistra (Borgo di fondo), notiamo che l'aspetto degli edifici oscilla
tra la fatiscenza ed il rifacimento integrale; lungo il percorso,
si osservi la presenza di interessanti maestà (bassorilievi devozionali marmorei), dei sec.
XVII-XIX; si noti anche l'antica pavimentazione delle vie, formata da ciotoli diseguali, scanditi
in tratti orizzontali e in una spina centrale da pietre da taglio. Il primo percorso radiale
sulla destra è la cosiddetta "scala matta", così chiamata perché
si arrampica con gradoni irregolari attraverso i gironi, per arrivare rapidamente al
punto più alto del borgo, dove si trova la piazza della chiesa. Successivamente giungiamo in uno
slargo, privo di mura, nel quale, fino agli anni Cinquanta, era presente la seconda porta del paese,
detta porta a Nord, che immetteva nei campi; la porta e la torre furono distrutte per
recuperare le pietre e selciare la strada per il cimitero.
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(4) Immediatamente dopo, vi è un altro slargo, detto piazzetta dell'acacia,
in cui è ancora presente il secolare albero sotto il quale troviamo la seconda cisterna
pubblica del paese; nella piazzetta sono tuttora ben visibili le mura di fortificazione del borgo
ed una torre quadrate di guardia, parzialmente ristrutturata nella parte verso l'interno.
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(5) Proseguendo, è possibile svoltare a destra, in una in una breve viuzza,
per immettersi nella Via tra la Chiesa, lungo la quale si trova
la cosiddetta casa di S. Guglielmo ("casa Ballotta"), nella quale si vuole che,
nel sec. XII, sia stato ospitato S.Guglielmo, duca d'Aquitania, da un buon uomo del paese. Il padrone
di casa, che non lo aveva riconosciuto, lo adibì ad alcune umili mansioni, in cambio della sua
modesta ospitalità.
Si narra che un giorno, l'uomo si recò a caricare barili d'acqua al torrente
e con lui scese pure S.Guglielmo che mise sul carro diversi barili
senza fondo, impedendo miracolosamente che l'acqua si versasse; il fatto destò meraviglia
in tutto il pese ed il mattino dopo il pellegrino ripartì, dopo essersi fatto riconoscere.
Per ringraziare colui che lo aveva ospitato, pare che il Santo gli avesse donato il celeste privilegio
di sanare un certo male che dai paesani fu detto "male di S.Guglielmo".
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(6) Dalla parte opposta della via, si accede alla piazza principale di Nicola
piazza della Chiesa, spazio ristretto ed allungato, luogo sommitale oltre che centro
sociale del borgo. Questa piazza presenta una pavimentazione
in pietre larghe, totalmente conservata, e sedili in muratura addossati ai muri delle case.
A destra della chiesa si nota un'antica casa in stile fiorentino.
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(7)
La Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo occupa un'estremità della piazza,
nella quale risalta grazie alla bella facciata in stile barocco, risalente al 1759,
recentemente ridipinta in un brillante rosa "ligure".
La cappella originaria era stata edificata dai bizantini, nei sec.VI-VII, in segno di ringraziamento per
la conquista di Luni, come sembrerebbe confermare anche il ritrovamento, nel 1943,
di un cofanetto ligneo nel cimitero sotterraneo della chiesa, risalente ai secoli VII-VIII, che
avrebbe contenuto reliquie degli apostoli Giacomo e Filippo.
Dopo la distruzione del castello e della cappella da parte di Rotari, si ha notizia di una ricostruzione
della chiesa, nel sec.XI, da parte di profughi fuggiti da Luni;
in epoca successiva, la cappella dei SS.Filippo e Giacomo estese la propia giurisdizione oltre
le abbandonate basiliche lunensi, fino al mare, riuscendo anche ad ottenere, dopo svariati tentativi,
l'autonomia dal Capitolo di Sarzana, costituendosi così in parrocchia autonoma, nella prima
metà del Quattrocento. Sul finire del '500 la chiesa subì notevoli lavori di restauro,
venne allungata di alcuni metri verso la piazza ed elevata di oltre un metro. La chiesa fu nuovamente
ristrutturata ed ingrandita verso la metà del '700, ma gli anni successivi videro il degrado delle
strutture, la decadenza economica della Fabriceria, gli infelici rifacimenti della pavimentazione
e degli affreschi interni, il graduale abbandono per la frequentazione di chiese costruite nel piano e
dunque più comode. Parziali lavoro di restauro alla facciata furono eseguiti nel 1820.
Finalmente, nel 1975, ci si rese conto dello stato veramente disastroso del monumento e, nel giro di
qualche anno, furono eseguiti numerosi lavori di ristrutturazione, grazie ai quali, venne impedito
che l'edificio fosse chiuso al culto. Prima di entrare, osserviamo nella facciata in stile Barocco,
le due statue dei Santi, poste a sinistra e a destra del frontone; la nicchia al centro contiene
la statua della Madonna Immacolata; il bel portale risale agli inizi del sec. XVII.
L'edificio è a croce latina, formato da una sola navata e non ha uno stile architettonico
ben preciso, anche se predomina il Barocco; lateralmente, notiamo due grandi
reliquiari risalenti al secolo XVII, contenenti ossa di santi e martiri provenienti, sembra,
da scavi effettuati nell'Anfiteatro di Luni. Il primo altare sulla destra è quello della
S. Annunziata, ornato con una bella tela dipinta da una donna, certa
Francesca Prandini, cui fu commissionata nel 1666 dalla famiglia Pucci; rappresenta la scena
dell'Annunciazione ed i SS. Francesco da Paola e Antonio.
L'altare successivo è quello intitolato alla Vergine del Carmine; presenta un bel rivestimento
in marmo a motivi floreali ed un dipinto che raffigura la Madonna ed altre due personaggi.
Nel transetto di destra è stata edificata la cappella del Crocifisso, vistosamente danneggiata da una cannonata
durante l'ultima Guerra; questa cappella, già della Confraternita del SS. Sacramento, custodiva
l'antica Croce su tavola del Berlinghieri, rimasta anch'essa danneggiata in quell'occasione; al suo
posto, è stata collocata una tela Seicentesca del pittore carrarese Riccardo Martinelli.
Alla sinistra di questo altare, notiamo un grande dipinto , a tempera, su lastre d'ardesia raffigurante
la Madonna del Buon Consiglio col Bambino; nella parte bassa, è messo in evidenza l'episodio
dell'arrivo della navicella miracolosa sul litorale di Luni, nel 782, contenente l'ampolla del
Preziosissimo Sangue ed il Volto Santo.
L'altare maggiore è opera marmorea di pregevole fattura seicentesca; la mensa poggia su due putti
graziosamente scolpiti, ad imitazione di quelli della cattedrale di Sarzana; ai lati del presbiterio
sono posti i Dodici Apostoli, pregevoli altorilievi in marmo del Cinquecento, si dice della scuola
di Isaia da Pisa, ma ancora fortemente influenzato dall'arte fiorentina del Quattrocento; una leggenda
locale vuole che l'opera, già collocata nel duomo di Carrara, fosse stata ceduta alla chiesa
di Nicola in occasione di una carestia, in cambio di un pò di grano e del buon vino di Sarticola!
In realtà, il capolavoro fu verosimilmente acquistato dal presbitero Domenico de Franciosi,
proveniente da una ricca famiglia del paese, che lo avrebbe pagato con una partita di grano e con del buon
vino delle sue cantine.
Dietro l'altare maggiore, si rivela un ampio coro ligneo di noce intagliata, della seconda metà
del sec. XVII. Nel pavimento del coro, emerge la pietra tombale di un sacerdote, mirabilmente
scolpita, in cui è leggibile la data del 1525.
Il transetto di sinistra è dedicato alla Madonna del Rosario e contiene la statua lignea
Cinquecentesca della Madonna.
L'altare successivo è quello del Rosario, ricoperto di marmi policromi e riccamente scolpito,
decorato con una pregevole tela del Cinquecento; sul pavimento della cappella si intravede la pietra
tombale di un nobile di Nicola, Felice Cipollini, morto nel 1753; sul lato sinistro del transetto
è affissa una lapide che ricorda la donazione della reliqua di S. Guglielmo da parte del
principe di Massa, Carlo II Cybo Malaspina, del 1685.
Tornando verso l'uscita, incontriamo l'altare della Madonna del Suffraggio, ora del Crocifisso, ben
lavorato con marmi policromi ed intarsi; contiene l'artistica croce su tavola del sec.XIII, di ignoto
pittore lucchese, ma ancora in stile bizantineggiante; un'antica tradizione la vorrebbe proveniente
dalla basilica lunense di S. Pietro, trasportata a Nicola da un gruppo di profughi, ma la croce, di
scuola lucchese, fu più probabilmente portata lì da qualche notabile di quella
città, per arredare la cappella castrense. Sebbene lacunosa e mutilata, la croce rappresenta
comunque un'opera di notevole pregio e qualità.
L'ultimo altare che incontriamo è quello intitolato ai SS. Rocco ed Antonio, risalente
al 1504, edificato per lo scampato pericolo della peste. Esso derivava
dall'unione di due precedenti benefici, intitolati uno a S. Rocco e l'altro a S. Antonio, unione
compiuta nel 1564 dal vescovo Silvestro de Benedetti; l'elezione del suo cappellano, fino ai primi
dell'Ottocento, era di pertinenza dei parrocchiani; in seguito divenne di diritto del Consiglio
comunale. Tale beneficio prevedeva anticamente l'obbligo, da parte del cappellano, di tenere
un letto ad uso dei pellegrini; questa consuetudine venne abolita agli inizi dell'Ottocento: al suo
posto il cappellano doveva tenere, per due ore al giorno, la scuola primaria
per insegnare ai fanciulli di Nicola a leggere e a scrivere, oltre ai primi rudimenti di aritmetica.