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Vicende storiche
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(1) Posto su uno sperone del rilievo terrazzato, Ortonovo si avvolge a ferro di cavallo attorno alla chiesa abaziale, la quale ha preso il posto di una fortificazione oggi distrutta; la visita al borgo si può iniziare proprio dalla piazza della chiesa (Piazza di sotto), sulla quale si apre la principale porta di accesso al borgo sottolineata da archi a sesto acuto e da conci regolari; a fianco della porta, vi sono sedili in muratura e di fronte una fontana. Come a Nicola, la piazzetta antistante la chiesa rappresentava e rappresenta ancora oggi il centro sociale del borgo. Accanto all'arco d'ingresso, una lapide, parzialmente leggibile, ricorda l'uccisione dell'ex Sindaco Pietro Montefiori durante uno scontro, avvenuto prorio in quel luogo, tra bande di fascisti e di oppositori al regime. (2) La splendida chiesa abbaziale di Ortonovo, dedicata ai Santi Lorenzo e Martino, fu costruita negli anni 1621-1645, ma venne consacrata solo il 5 Febbraio 1651, da Monsignor Ambrogio Viola, vescovo di Bedonia ma originario di Ortonovo. Non erano trascorsi che pochi anni dall'inizio dei lavori che già si effettuavano le prime sepolture nel cimitero scavato sotto il coro; nella nuova chiesa furono trasferiti gli altari del vecchio oratorio di S.Lorenzo, l'acquasantiera e, nel 1637, anche la fonte battesimale. Le famiglie più importanti del paese si assicurarono lo spazio delle navate laterali, nelle quali fecero costruire cappelle e cripte, arricchendo gli altari di opere d'arte. Nella facciata, la nicchia di sinistra ospita la statua di S.Martino, mentre a destra si trova quella di S.Lorenzo; entrambe furono realizzate nel 1754. La cupola e la volte del soffitto sono sorrette da due file di tre pilastri ciascuna che dividono l'interno in tre navate. Le cappelle laterali sono dieci. La prima della navata destra è stata edificata nel 1528 in onore di S.Antonio Abate, per volontà della famiglia Ceccardi-Monticola, e ospita una statua cinquecentesca del Santo; un reliquiario di artistica fattura, avrebbe contenuto, secondo la scritta, le reliquie di S.Pietro Apostolo e di S.Antonio Abate. L'altare successivo presenta due marmi policromi ad intarsi; nella cornice sotto alla tela raffigurante il Cristo giudice, assiso in cielo, si legge :"ELECTOS PURGAT DAMNATOS TORQUET ET IDEM"; su questo altare è collocata una croce in legno dorato e argentato, ornata da una raggiera all'incrocio dei bracci, esecuzione ottocentesca di discreto livello. Il terzo altare, sempre nella medesima navata, presenta una statua cinquecentesca di S.Rocco, dono della famiglia Bertuccini, che, in precedenza si trovava nell'oratorio privato della famiglia, situato nei pressi dell'attuale cimitero. A seguire troviamo la cappella edificata nel 1646 in onore di S.Francesco, da padre Leonardo Casano, rettore della chiesa di S.Martino; la cappella presenta un dipinto raffigurante l'estasi di S.Francesco, di autore ignoto del secolo XVIII, di modesto interesse artistico. All'estremità della navata si trova l'altare del Sacro Cuore del XVIII secolo; due colonne tortili in marmo nero, con capitelli corinzi bianchi, reggono un ricco timpano, le cui ali, sovrastate da due putti, racchiudono un ampio cartiglio con la figura dello Spirito Santo. I tre scalini in marmo bianco che danno accesso all'ampio coro, con stalli settecenteschi in noce, furono fatti eseguire nel 1646, da Don Rocco Bertuccini, cappellano del beneficio di S.Rocco. Il pulpito addossato al primo pilastro, alla destra dell'altare maggiore, risale al diciottesimo secolo ed è di autore ignoto; i sei lati sono spaziati da sei lesene accostate, costituite da una lista di marmo nero entro una cornice bianca, sovrastate da testine di cherubini; il raccordo con il pilastro è a tre lati, decorati da un cartiglio centrale con il calice e l'ostia e due rilievi di cherubini. Nella navata opposta, l'altare situato accanto all'altare maggiore è quello fondato da Vitale Bianchi nel 1690, vicino al quale, è stata posta una statua di S.Lucia, di autore ignoto, risalente al XVIII secolo. Ai lati dell'altare , la cappella presenta due colonne in marmo liscio, con capitello corinzio, che reggono un ricco timpano, le cui ali, sormontate da due putti alati scolpiti a tutto tondo, racchiudono un cartiglio raffigurante un'aquila; sopra il cartiglio vi sono due testine di putti; sul lato sinistro dell'altare è ben visibile la scritta:!1753 / P.IO: DNCI / Raganti / Aere"; la lapide cita la famiglia ortonovese dei Raganti, che fece ricostruire questo altare nel 1730, intitolandolo alla Madonna del Ponte, come ringraziamento per lo scampato pericolo della peste. L'altare venne poi privato delle statue che furono ricollocate sulla facciata della chiesa. La cappella che segue fu edificata nel 1626 grazie ad un lascito di Alessandro Corsanino, unitamente alle famiglie ortonovesi Bianchi e Maberini, sotto il titolo della Concezione della Beata Vergine. Dopo questa cappella, possiamo osservare quella eretta per volontà di Antonio Andreoli, resosi benemerito al paese per aver permesso l'istituzione della scuola pubblica, grazie ad un suo cospicuo lascito; la cappella, dedicata a S.Antonio da Padova, fu dotata di una statua settecentesca del Santo col Bambino, e venne costruita in corrispondenza della piccola porta che dava verso la rocca; in seguito ,la moglie, Caterina Ceccardi, donò una lampada d'argento, del peso di "97 oncie", con l'immagine del Santo, da porre sul medesimo altare. Nel cartiglio sopra la nicchia, si legge :"SI QUERERIS MIRACULA". Un'altra piccola nicchia contiene una bella statua di S.Andrea, di autore carrarese. Nei pannelli laterali, sono visibili due scudi, in marmo bianco, privi dello stemma gentilizio. Infine, la cappella successiva è quella anticamente dedicata a S.Caterina; l'altare risulta rimaneggiato; la predella ed i pannelli laterali sono in ardesia, questi ultimi intagliati a foglie d'acanto; il dipinto, ad olio su tela, del sec. XVII, di autore ignoto, rappresenta la Madonna col Bambino assisa in cielo, che appare a S.Domenico e ad un'altra Santa Martire, inginocchiata sulla sinistra. L'ultimo altare sulla sinistra venne danneggiato durante l'ultima guerra, in occasione del passaggio dei carri armati nella stretta via che fiancheggia la chiesa; le vibrazioni causarono seri danni a tutto l'edificio. L'organo a canne, fu costruito dall'ultimo discendente della ditta Serassi di Bergamo, nel 1884. Una lapide, posta accanto all'uscita, ricorda il rifacimento della pavimentazione, in grosse lastre di marmo bianco, avvenuto nel 1910. (3) Seguendo la strada principale, aggiriamo la chiesa abbaziale, giungendo nella piazzetta di sopra, nella quale svetta la torre rotonda, oggi utilizzata come campanile; nel 1404, Paolo Guinigi, signore di Lucca, acquistò Ortonovo dai Visconti, insieme ad Avenza, Carrara e Moneta, aggiungendo quelle terre ai pochi altri possedimenti che già aveva in Lunigiana; di quegli anni è l'altissima torre, nella quale si narra che il Guinigi, per la bellezza dei luoghi , portasse spesso i figli e la bellissima moglie, Ilaria del Carretto, ancora oggi ammirata nelle delicatissime forme che Jacopo della Quercia seppe perpetuare nel marmo quattrocentesco, nella Chiesa di S.Martino, a Lucca. Il torrione è rotondo, a beccatelli, sormontato da un tamburo coronato da una calotta rivestita di squame; nella parte rivolta verso la chiesa presenta tracce di antiche mura che fanno pensare ai resti del castello che doveva sorgere vicino alla torre, proprio in corrispondenza del luogo in cui, nel Seicento, venne edificata la chiesa di S.Lorenzo. (4) Nella piazzetta di sopra, un piccolo arco immette nella stretta via della scuola che è seguita poi da via Belvedere; queste due vie costituiscono la strada mediana del borgo; essa ha andamento a schiena d'asino e risulta in asse con la torre; sulla via mediana, si affacciavano un tempo le stanze dell'antica casa comunale di Ortonovo che fu, in origine, chiesa parrocchiale con annessa canonica, quindi venne adibita a palazzo civico ed in ultimo a scuola elementare (da cui il nome della via). Intorno agli anni venti, l'antica canonica, per deplorevole incuria, risultava quasi totalmente diroccata, così come il corpo principale dell'antica chiesa, che fino a pochi anni prima ospitava la scuola; l'amministrazione comunale ne decise quindi il restauro, poichè costituiva un patrimonio culturale non indifferente. In fondo alla via, sul lato destro, è rimasto un portale in arenaria, attualmente murato, sul cui architrave è visibile la scritta:" YHS. 1479", risalente quindi all'epoca della dominazione fiorentina e che costituiva, molto probabilmente, l'entrata dell'antica casa comunale. Inizio pagina (5) Al termine di via Belvedere si apre uno slargo, in fondo al quale, proprio in asse con la via principale del borgo, si affaccia il palazzo della nobile famiglia genovese dei Ceccardi, casa natale del poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, come ricorda la lapide posta accanto al portone; sulla porta c'è ancora lo stemma nobiliare della casata. Sul finire dell'Ottocento, un consigliere comunale, riprendendo la polemica questione della frazione che doveva essere scelta come capoluogo comunale, osservava che il paese di Ortonovo, se si escludevano le chiese ed il palazzo della nobile famiglia Ceccardi, appariva ormai come un castello diroccato; le vicende economiche della famiglia, tuttavia, non furono felici: lo stesso Ceccardo dovette interrompere gli studi per le difficoltà finanziarie, mentre nel 1914, il comune decideva di assegnare alla famiglia un sussidio di cinquanta lire, poichè il poeta era già ammalato, accompagnandolo con commosse parole: al forte cantore di Apua, al poeta Roccatagliata Ceccardo, l'espressione sincera del fervido augurio di pronta guarigione. (6) Imboccata via Chiusura, in fondo alla prima stradina che si apre sulla sinistra, possiamo vedere la seconda porta d'ingresso del paese, ad un livello inferiore rispetto alla prima, ma anch'essa sottolineata da un'arco a sesto acuto in conci regolari; questa porta controlla la strada in ripida pendenza che comunica con le coltivazioni, ed è interessante perchè presenta reperti di marmo lunense ed anche perchè la strada su cui si apre mostra ancora, in alcuni punti, l'originaria pavimentazione in ciottoli. Queste porte venivano chiuse in caso di pericolo: verso la metà del Settecento, ad esempio, il Comune ordinò di chiudere le porte ed i passaggi aperti nelle mura castellane, in un periodo di grave emergenza sanitaria, poichè non si potevano mantenere le guardie necessarie. Nello stesso periodo furono decisi i restauri dell'arco della porta di sotto, della muraglia e della porta inferiore che minacciavano di rovinare, non potendo la comunità rimanere senza difese.
(7) Lasciandoci alle spalle il borgo, saliamo al Santuario di N.S.
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